EFFETTI DELLA CROMOTERAPIA SULLA QUALITÀ DELLA VITA NEI LUOGHI DI LAVORO E NELLE SCUOLE.

Che cos’è il colore? Il colore è essenzialmente Informazione (colore dell’incarnato, degli occhi, della lingua, dell’ambiente intorno a noi,ecc.)

Il colore è Energia e l’energia è informazione.

Noi siamo formati da parti vitali che stanno insieme in un unico corpo perché c’è una formula, un meccanismo. Quindi c’è un principio di informazione che questo meccanismo deve conoscere.

 Ad es. come sa il fegato quando deve produrre la bile?

Le nostre cellule comunicano con lampi di luce che il cervello decodifica. Quindi cosa succede quando le informazioni vengono distorte, non riescono ad essere trasmesse?

E’ qui che interviene la cromoterapia.

Noi siamo vivi grazie alla luce. Le piante hanno bisogno della luce e così pure gli animali e l’uomo. Il colore che è una delle innumerevoli frequenze della luce è salute ( notiamo la differenza che c’è tra le persone che hanno un colorito giusto, “normale” rispetto a quelle troppo pallide o viceversa paonazze ). 

Quindi noi dobbiamo rifornirci di colore, colore diverso a seconda dell’ambiente in cui viviamo, delle stagioni , dell’età della vita, dello stato di salute, dell’umore ( che sempre deriva dall’influenza degli ormoni, la cui funzione risulta essere riequilibrata in maniera sorprendente dalla cromoterapia).

E’ molto importante vivere in ambienti luminosi, non solo per l’umore, ma anche perché la luce è battericida, in particolare la luce blu, ma in genere tutta la luce. Essa è più disinfettante di tutti i detersivi.

Il colore agisce su di noi attraverso la pelle e gli occhi.

  1. La pelle, perché è dotata di tanti micropori che fanno entrare il colore cioè la vibrazione elettromagnetica. Le onde elettromagnetiche possono così essere schematizzate:
  • Colori
  • Onde radio-tv
  • Raggi infrarossi ed ultravioletti
  • Onde gamma o raggi X
  • Ionizzazioni
  • Possono arrivare le scariche emozionali delle altre persone che sono anche delle onde
  • Raggi cosmici

I raggi cosmici ionizzano i gas; la ionizzazione si nota prima di un temporale quando l’aria è carica di ioni + che danno un forte senso di tensione ; invece l’aria si carica di ioni – dopo il temporale, o vicino ad una cascata (fa bene alla nostra salute) , ecc.

La pelle ci fa da filtro ed assorbe, poi queste onde entrano nel nostro corpo e qui vengono smistate.

Al giorno d’oggi siamo immersi sempre di più in campi di onde elettromagnetiche ( dai satelliti ai telefonini alle scarpe di gomma ecc.); questo enorme carico di onde confonde, sbilancia il nostro corpo. Ogni tanto bisognerebbe depurarsi…

  1. Gli occhi,  e di seguito a questi il talamo e l’ipotalamo, che si trovano alla base del nostro cervello, insieme alle ghiandole dell’ipofisi e dell’epifisi.

La luce entra nell’occhio come fasci luminosi e nella parte posteriore del cervello si forma la visione. Una parte di questi fasci colpisce l’ipotalamo che regola tutti i meccanismi ormonali.

L’epifisi produce la melatonina (che attiva le onde alfa e che si traduce in serotonina di giorno)  e la serotonina  (che attiva le onde beta, che sono quelle della veglia, dell’attività e che si traduce in melatonina di notte ). Poiché tutto ciò è una catena, se un anello di questa catena si squilibra, tutte le funzioni vengono squilibrate.

E’ importante accennare a questo punto ai bioritmi. La melatonina e la serotonina attivano i ritmi. L’uomo moderno ha sfasato questi ritmi (ore di sonno – ore di luce) e spesso si sta male anche per questo, perché abbiamo un rapporto con la luce alterato.

Poiché abbiamo alterato il bioritmo veglia – sonno (passiamo troppe ore alla luce, soprattutto a quella artificiale) il nostro corpo consuma molta serotonina e non riesce a produrre abbastanza melatonina. E’ come se il nostro corpo fosse una batteria che non riesce a ricaricarsi, d è per questo che molti medici consigliano di assumere la melatonina giornalmente (proprio perché la serotonina prodotta durante il giorno non ha il tempo di essere trasformata in melatonina di notte).

 Soprattutto chi abita in città soffre maggiormente di tali squilibri, inoltre i palazzi poco colorati, l’asfalto grigio, ecc. incutono a volte un senso di malessere che istintivamente si cerca di compensare circondandosi di abbigliamento, oggetti i luci colorate (es. insegne dei negozi). Gli Olandesi compensano la carenza di luce (il cielo è quasi sempre coperto) con le vetrate colorate (hanno un vero culto per le vetrate Tiffany) e le facciate coloratissime, di blu, di giallo, di rosso, ecc.

Dopo aver detto tutto questo, viene spontaneo chiedersi : come fa un cieco? E’ presto detto, egli attiva maggiormente la percezione tattile, quindi la pelle. Alcuni ciechi “vedono” nel senso che percepiscono la differenza dei colori tramite la vibrazione che ciascuno di essi ha.

Gli organismi si trasmettono con i lampi di luce le informazioni ma poi sono gli ormoni che regolano tutte le funzioni.

LA LUCE NEI LUOGHI DELL’ABITARE, DEL LAVORO, DELLO STUDIO

Un’importante questione, spesso sottovalutata, è quella dell’illuminazione delle case, delle scuole, degli uffici,ecc.

Nell’accezione comune si fa un larghissimo uso dei neon perché, si dice, la luce bianca non stanca gli occhi. Quante cose si potrebbero dire avverso questa credenza comune!

E’ sicuramente meglio, nell’illuminazione degli ambienti chiusi, uniformarsi alla luce solare, quindi vanno bene le lampade “a spettro solare totale o completo” che imitano la luce del sole.

NO alle lampade al neon, perché:

  • Creano continue scariche (accendi – spegni) che sembra che noi non percepiamo, ma che il nostro cervello registra; è come se il cervello dicesse :”melatonina si! Melatonina no!”. In pratica c’è una vibrazione continua che notiamo se guardiamo attentamente il neon. Quindi il cervello si stressa ed a lungo andare possono insorgere cefalee e stanchezza.
  • Hanno un effetto psicologico deprimente sia perché tendono al viola sia perché creano nelle persone un senso di pallore che  autocondiziona a sentirsi ammalati, depressi.
  • Oltre ad affaticare il sistema nervoso, sono luci molto artificiali perché non provocano ombra, mentre l’ombra deve esistere.

     Lo sanno bene gli psicoterapeuti, il fatto che l’uomo ha                                                                                    l’esigenza psicologica dell’ombra, perché essa dà un senso metafisico, mentre il neon che non dà l’ombra provoca un senso di smarrimento. 

Escludendo l’uso del neon e nell’impossibilità di un’illuminazione artificiale con lampade a spettro solare, possono essere usate normalissime lampade al tungsteno in cui il filamento, arroventandosi, si colora di rosso e dà una luce simile a quella del sole.

I faretti “dicroici” hanno una bouna emissione.

 Per quanto riguarda le luci alogene, esse hanno una illuminazione buona e corretta, ma sono da escludersi assolutamente se non sono schermate da un vetrino e se sono poste in modo da proiettarsi sulle persone a distanza ravvicinata, perché hanno emissioni di raggi U.V. dannosi alla salute. Invece vanno bene se proiettano il fascio luminoso indirettamente o verso l’alto, perché hanno un effetto soft, molto gradevole, creano ombre, illuminano con luce calda.

Buone sono le lampade agli “ioduri” – al “neodimio” che producono in Svezia, esse non hanno emissioni tossiche. Ottime le “fitolamp”,che hanno uno spettro molto omogeneo, adatto anche in serra.

 Le luci rosse, spesso usate per creare atmosfera vanno eliminate dove ci sono persone che soffrono di pressione alta. Le luci azzurrate sono riposanti disinfettante e per la vista e allontanano le zanzare. La luce blu è fortemente battericida.

Ricapitolando, importante nell’illuminazione degli ambienti è tenere a mente questi concetti fondamentali:

– Una maggiore attenzione alle luci a spettro solare , bianca, che non altera lo spettro solare.

– Se l’esposizione alla luce artificiale avviene per molte ore, l’ambiente deve essere molto bene illuminato (altrimenti oltre ai disturbi visivi, si entra in depressione)Quando si compra una lampada, chiedere al negoziante che spettro ha,  deve essere scritto nella confezione o nella scheda tecnica.

In moltissimi negozi o luoghi di lavoro, se il lavoro è “mobile” allora tutto l’ambiente va illuminato con una tonicità elevata (il numero di lumen è da studiare caso per caso), mentre se si lavora alla scrivania o se si legge è importante anche una illuminazione bassa in tutto il resto dell’ambiente e molto alta nel punto di lavoro. Bassa luce nell’ambiente non significa buio ma ambiente illuminato in modo soffuso.

Una nota da sapere è questa : ciò che si studia la sera si apprende più lentamente ma in maniera molto più profonda, viceversa il mattina, come si suol dire, a mente fresca, i concetti si capiscono subito ma magari la mente non li trattiene a lungo. 

Si è parlato finora della quantità e qualità della luce negli ambienti chiusi, di vita o di lavoro. E fuori?

Sappiamo bene che a causa del buco nell’ozono, la nostra atmosfera non riesce più a far passare solo le radiazioni “buone” di tutto lo spettro solare. Così ci troviamo a fare i conti con radiazioni dalle quali è bene proteggersi, soprattutto nelle ore centrali della giornata.

Una maglietta di cotone equivale ad un fattore protettivo 15-16 di una crema solare.

In Svezia per legge non si possono portare in giro i bambini nelle ore centrali del giorno senza occhiali o cappello (si incorre in una multa!), perché c’è un forte assottigliamento della fascia di ozono il sole è molto soggetto a tempeste solari, arrivano sulla terra molti raggi U. V., pericolosissimi per le ghiandole dei bambini.

Da esperimenti fatti è stato dimostrato che facendo le sabbiature con gli occhiali scuri, se ne riduce di molto l’effetto. In effetti l’occhio e la zona intorno sono grandissimi fotorecettori. Il mare fa bene, ma gradualmente. Non si può stare lontano dal mare tutto l’anno e rosolarsi solo per i quindici giorni di ferie. E’ importante stare molto alla luce ma non al sole diretto.

I DINAMISMI CROMATICI

I colori sono sfumature infinite, noi riusciamo a percepirne e studiarne solo una parte; pur avendo delle buone conoscenze di cromoterapia, per avere dei buoni risultati nell’uso del colore per l’ambiente di vita e di lavoro, molto si lascia al buon senso ed al gusto estetico, soprattutto nell’usare, tra le infinite tonalità di uno stesso colore, quella più adatta, e nel sapere combinare con armonia toni e colori diversi. 

Il colore ha diverse rilevanze se lo si usa come luce colorata o come pigmento a contatto con la pelle.

La dinamica cromatica è quella che ci aiuta ad uscire dalla visione statica. Noi pensiamo spesso al colore come ad una cosa piatta. Quando usiamo dei dinamismi molto forti, ad es. nella moda, questi non sempre vengono accettati. Ad es. un uomo con una maglietta rosa fino a qualche decennio fa era molto difficile che si vedesse, era quasi tabù.

Spesso associamo il colore azzurro all’uomo ed il rosa alla donna, mentre non è così, in cromoterapia il colore tipico dell’uomo è il giallo e della donna è l’azzurro. Il rosa invece è spesso un colore ambiguo, non adatto alla donna, mentre è molto utile in determinati casi. Tuttavia ogni colore può andare bene per qualcuno, magari non bene per un altro, secondo i propri dinamismi.

L’essere umano ha nel corpo alcune aree d’ingresso del colore e cioè delle onde elettromagnetiche, privilegiate (ad es. i punti dell’agopuntura, in certi punti dei meridiani “cade” la resistenza ed è in quei punti che applicando gli aghi si hanno gli effetti. Allo stesso modo nel corpo ci sono dei punti privilegiati per l’ingresso del colore, oltre che, genericamente, gli occhi e la pelle).

Grandi interpreti del movimento del colore sono stati Goethe, Kandinsky, Steiner ecc., molto in contrasto tra di loro ma con in comune il dinamismo cromatico.

A proposito di Steiner, interessantissimi sono stati i suoi studi ed i suoi progetti, molti realizzati, dell’applicazione della cromoterapia nelle scuole. Molte scuole del dopoguerra, in Europa e nell’Italia del nord, sono state colorate seguendo le teorie di Steiner , delle quali anche ora, nel paragrafo dedicato alla scuola, se ne parlerà più estesamente.

Comunque in linea di massima accenniamo al fatto che lavorare con arancio e blu è un dinamismo cromatico ben assestato (perché l’arancio ed il blu sono colori complementari che lavorano benissimo insieme).

Partiamo ora dal colore come evento storico per arrivare ad esso come evento energetico.

Noi abbiamo un’idea molto statica del colore che è invece una cosa molto dinamica. Siamo figli di una cultura che tende ad imporci lavoro, famiglia, ecc. per tutta la vita quindi ci infagotta in una grande staticità, senza rendersi conto che in questo contesto abbiamo evocato meccanismi di prigionia e tutto questo alla base mortifica la nostra creatività. 

Il colore è un linguaggio che per sua natura presuppone una dinamicità. Se io vedo ad es. un vestito arancione, quel vestito contiene tutti gli altri colori tranne l’arancione, quindi vediamo il colore che è rifiutato da quell’organismo.

Quando ci chiediamo: qual è il colore che preferisco? Siamo fuorviati da tanti presupposti culturali e siamo imprigionati in tante convenzioni che bloccano la libera scelta.

             La  società nei suoi modi di dire (vedo rosso – sono al verde,ecc.)  traduce il colore in espressioni che sono degli stati emotivi.

Comunque abbiamo anche degli strumenti che ci consentono di capire il meccanismo dei cromatismi.

Quanti sono i colori? Sono migliaia. Tutte le migliaia di onde elettromagnetiche ci permettono oggi di cogliere nuovi colori un po’ al di sopra (raggi U.V.) e un po’ al di sotto (raggi I.R.) della gamma cromatica normalmente visibile dall’occhio umano.

In pratica abbiamo talmente ”aguzzato” la vista (anche se a  pochi metri e non in lontananza) che riusciamo a percepire qualcosa nella fascia degli ultravioletti e degli infrarossi. Invece abbiamo perso tanto sugli altri sensi, in particolare udito ed olfatto.

Anche il modo di esprimersi (voce alta – bassa) ha una matrice cromatica, così i colori della terra e dell’ambiente hanno influenzato lo sviluppo di una cultura diversa da un luogo all’altro della terra.

Si cambia moltissimo il carattere a secondo del luogo in cui si vive. Quando un bambino nasce in un luogo piuttosto che in un altro, ha come un “imprinting”, un segno nel carattere ed anche nella predisposizione a certe malattie piuttosto che ad altre. Un uomo del nord, dove ci sono tinte fredde, può avere sindromi da raffreddore, difficoltà relazionali, ecc., al sud dove prevalgono colori caldi e tinte più accese, sarà più alta la soglia di nervosismo da ipereccitabilità, ecc.

Percepire il colore è assolutamente indispensabile per l’uomo. Dai risultati di alcune ricerche svolte si è riscontrato che ad es. un eschimese, che al polo nord non ha una grande gamma cromatica, ha sviluppato nelle sue descrizioni almeno 30 sfumature differenti nel colore del ghiaccio, mentre noi italiani, che abbiamo molti altri colori, riusciamo a definire non più di 3-4 sfumature differenti nel colore del ghiaccio. In alcuni posti dell’Africa, dove la tinta prevalente è quella della terra bruciata, si definiscono almeno 33 tonalità differenti dello stesso colore.

I coloranti usati nella tecnologia moderna sono fondamentalmente 4, combinati poi in infiniti modi. Mentre quando si indaga il colore in luce, i colori che si mescolano sono 7, cioè quelli dell’iride.

Nella teoria e nella terapia consideriamo i 3 colori di base: giallo, rosso, blu ( N.B. Qualcuno usa il verde al posto del giallo come colore primario). Importante : fare bere molta acqua prima di far percepire un colore, perché più beviamo, più percepiamo correttamente il colore. Passiamo ora all’occhio: in una società dell’immagine quale è la nostra, dove si esasperano i cromatismi( vedi  influenza del colore usato in pubblicità), cosa percepisce allora l’occhio?

Esso percepisce bene sostanzialmente solo i tre colori base : blu, rosso, verde, tramite i coni ed i bastoncelli che si trovano nella retina; se mescoliamo queste tinte esce fuori il giallo. Il giallo è dunque il colore che percepiamo meglio e che ci stanca di meno.

Si dice che sia l’azzurro il colore più rilassante. Ed allora il giallo?

Il giallo ha la massima resa, ma distorce la visione vera e propria. L’azzurro invece distende nel vero senso della parola. In India si fanno delle strisce blu – azzurre sotto gli occhi per migliorare la vista e preservarla.

Come funziona l’occhio?

Al buio ci sono ancora i colori?

Fino a 200-300 anni fa l’uomo pensava che il mondo esisteva perché lo vediamo.

L’uomo ha i coni ed i bastoncelli che percepiscono il colore in forma differente a seconda dell’etere.Noi percepiamo i colori rosso – verde – blu che sono i colori primari e tutti gli altri che nascono dalla combinazione di quelli suddetti.

Come influenza il colore il nostro organismo?

Quando percepiamo l’effetto che il colore produce sull’occhio è un effetto psicologico, psicosomatico ( dalle emozioni al corpo) con alternanza spazio – temporale.

Una stanza completamente azzurra sembra molto più grande di quello che è e se noi stiamo un’ora ci sembra che si siamo stati mezz’ora ( dilatazione spaziale – contrazione temporale).

Viceversa con il rosso si ha una contrazione spaziale ed una dilatazione temporale.

Se si mettono tutti i colori  in una stanza dipende da come si armonizzano. Se si fanno strisce verticali, orizzontali, ecc., si hanno diverse percezioni.

Se noi mettiamo tanti colori dello stesso spessore, percepiamo di più il giallo. Se vogliamo avere uguale percezione di tutti i colori bisogna dimensionare diversamente le strisce, bisogna “bilanciare”.

Tanti colori sulla stessa parete ( di strisce) stancano. Ciò non avviene se facciamo ciascuna parete di un colore diverso. Comunque la sequenza con cui si dispongono diversi colori provoca un dinamismo che attiva chiavi di lettura diverse.

Noi abbiamo un’idea del colore molto grossolana. Il colore puro è difficilissimo percepirlo se non con filtri costosissimi.

Importante oltre al colore è il tono ( ad es. un rosso vivo, scarlatto, ha certi effetti, molto diversi da quelli che produce un rosso-bluastro, spento).

Camere da letto : va bene farla un po’ fredda, ma molto importanti sono i colori delle lenzuola! I colori percepiti dall’occhio danno un effetto psico-somatico, il colore applicato sul corpo dà un effetto somato-psichico.

Nelle stanze è meglio fare due pareti, ad es. verdi e due bianche in modo che ci siano “linee di fuga”, l’ambiente non incupisce, non stanca. Anche se il colore è bellissimo meglio non fare l’ambiente monocromatico.

Un colore difficile è il verde. Esso è il punto di equilibrio tra colori caldi e freddi, perciò se il verde ha toni giallastri va verso il colore caldo, se ha toni bluastri va verso il freddo. Attenzione, perché può incupire troppo, può dare l’effetto di acerbo o di marcio; Quindi è molto difficile.

L’azzurro   è più rilassante del verde. Il verde è molto aggressivo, è restringente delle papille gustative, è un colore simbolo dell’acerbo, dell’aspro. Il verde lo si sente con la bocca aperta 

Molto difficile da tarare è anche il rosa,  perché  è un colore ibrido che mescola caldo e freddo. E’ forte, difficile da accettare. Con i toni pastello di rosa non si hanno problemi di intolleranza.  

                    I perché di una scelta.

Da qualche tempo a questa parte, maturando qualche esperienza professionale che mi ha permesso di raccogliere dei dati sulle richieste e soprattutto sui desideri delle persone che si apprestano a costruire o a ristrutturare la propria casa, mi sono accorta che c’è qualcosa di nuovo, di diverso, che si va ad aggiungere ai soliti, consolidati canoni che vengono rispettati nella redazione di un progetto. 

Le cose fondamentali che si sono tenute presenti finora sono state anzitutto la sicurezza di una struttura solida, antisismica, che permetta di abitare senza nessun rischio del benchè minimo cedimento, e poi una distribuzione interna proporzionata alle funzioni, le solite “camere 4 x 4” in molti casi vanno ancora bene, e poi magari qualche elemento di lusso, rifiniture accurate, sanitari, stucchi, porte di pregio, ecc.

No, non è più questo che molti richiedono. Ferma restando come esigenza imprescindibile la sicurezza della struttura, si aggiunge anche la sicurezza degli impianti che, sia per il rispetto delle leggi, che per quello di chi vi abita, devono essere assolutamente sicuri da qualsiasi rischio di infortunio. Ma è ancora poco. Si fa spesso il punto sul dimensionamento dei locali e sulla distribuzione funzionale di questi e si preferisce spesso avere un salone unito alla cucina o comunque ambienti aperti, che accolgono chi entra in casa, aprono alla comunicazione, piuttosto che il “salotto buono”, delle nostre mamme, più di rappresentanza che di uso comune. Avere una cucina super attrezzata ed allo stesso tempo allegra ed accogliente, una camera da letto intima e “calda” piuttosto che pomposa e fredda, avere un secondo bagno e magari una piccola lavanderia, avere uno studio tutto per sé, anche se ricavato in un angolo del salone ,… queste ed altre sono le nuove richieste.

Ma non basta, c’è qualcos’altro di nuovo ed interessante, qualcosa alla quale si dava fino a poco tempo fa un’importanza marginale e che, vuoi per il cambiamento nello stile di vita dell’uomo, della donna, della famiglia moderna, vuoi per lo stress quotidiano ed i ritmi frenetici del lavoro ed in genere della società, acquista sempre più importanza e viene tenuto in considerazione al pari delle esigenze primarie sopra esposte, da chi, come me, ha scelto di indirizzare le proprie energie e le conoscenze professionali al servizio del benessere e della qualità della vita nella casa e negli ambienti di lavoro.

Questo qualcosa di nuovo sta nella ricerca e nell’uso, tra i vari materiali in uso nell’edilizia, di quelli più “naturali”, quelli che non hanno emissioni tossiche, quelli che sono anche belli da vedere, da toccare, piacevoli per viverci a contatto, come il legno, la pietra, le fibre naturali, ecc.

Ed in particolar modo la cosa che più mi appassiona e che sostengo fermamente, convinta del benessere che può dare, dei suoi effetti riequilibratori e terapeutici, la cosa per la quale da alcuni anni sto conducendo degli studi approfonditi  fino a frequentare una scuola apposita di solito destinati a medici e psicoterapeuti, è la CROMOTERAPIA.

In buona sostanza, da esperienze fatte da ricercatori e professionisti di tutto il mondo, si è accertato che i colori, in quanto onde elettromagnetiche con diverse frequenze, influenzano le funzioni del nostro corpo, in particolare mandano dei “messaggi” diversi ai nostri ormoni che poi sono quelli preposti al funzionamento corretto o squilibrato delle nostre ghiandole e che portano spesso a sbalzi di umore, stati depressivi o viceversa euforici ed a sintomatologie fisiche, dal mal di testa, all’eccesso di produzione di bile, ad astenie, a tachicardie, ecc.

Quando parlo del colore mi riferisco anche alla luce, naturale o artificiale, alle sue diverse fonti, alla sua qualità e quantità, ecc., agli effetti positivi o negativi che un diverso uso di questa può provocare sull’uomo.

Senza qui dilungarmi sulla descrizione delle funzioni di ciascun colore e sull’uso consigliato per correggere i vari squilibri, per la quale cosa ho allegato alla presente alcuni miei appunti di studio, volevo solo porre l’attenzione sul fatto che la conoscenza e l’uso corretto dei colori negli ambienti dell’abitare e nei luoghi di lavoro,

può contribuire alla qualità della vita, e predisporre positivamente lo stato psico – fisico di chi in quei luoghi abita o lavora o studia.

In particolare, desideravo in questa occasione fare qualche accenno sull’uso dei colori nell’asilo e nella scuola elementare e media, cioè gli ambienti frequentati per molte ore al giorno da bambini in forte stato evolutivo, che dovrebbero essere attenzionati almeno quanto le loro abitazioni se non di più, in considerazione che è in questi luoghi che il bambino compie le fasi fondamentali della sua crescita, fa le prime, importanti esperienze, matura quel carattere e quella personalità che poi contribuiranno a fare di lui un uomo adulto, più o meno sicuro di sé, più o meno positivo nel porsi agli altri ed alla vita stessa.

A proposito delle scuole, molti ricercatori hanno portato avanti degli studi che poi alcune volte hanno avuto la possibilità di essere sperimentati nella pratica e se ne sono registrati gli effetti. Ricordo come molto significative le teorie  di R Steiner che sul colore ha creato una grande scuola di pensiero con molti corsi a tutt’oggi molto frequentati, ed i cui insegnamenti hanno trovato applicazione concreta in molte scuole sorte dopo il secondo dopoguerra.

In base a queste ricerche si è approntato un metodo che consente di registrare le diverse esigenze ed i diversi stati emozionali dei bambini nelle diverse fasce di età prescolare e scolare e di trattare cromaticamente le diverse aule e gli ambienti di attività comune, i laboratori, le mense, ecc.

Non è possibile qui fare una tabella riassuntiva  con i procedimenti ed i colori da usare, anzitutto perché quando si parla di un colore, questo per quanto sia quello giusto da adottare in un certo contesto, può avere effetti positivi o meno a seconda della tonalità in cui è usato, a seconda della sostanza di base in cui è diluito, a seconda se è usato sulle pareti o sugli arredi, a seconda delle modifiche che può avere a causa dell’influenza della luce naturale o artificiale presente in quel luogo,…  

Solo qualche piccola regola di base, da non dimenticare ,può essere questa : quando l’intervento riguarda un asilo, è importantissimo il pavimento; quando coloriamo guardiamolo con gli occhi di un bambino; egli è piccolino, vive molto vicino a terra, e guarda fino a circa 50 cm. dal pavimento. Quindi molta attenzione alla parte bassa della stanza, usare pavimenti colorati o anche elementi mobili, come stuoie o tappeti, che si possono cambiare e non stancano. Inserire molti elementi colorati che si possono muovere. Vanno bene i colori primari rosso, giallo, blu, anche il verde, forti, intensi, che mettono allegria. 

Importantissima la compensazione cromatica: es. se un asilo è in una località di mare, dove il cielo è sempre azzurro, di certo non farò anche l’asilo azzurro, per quanto è un bellissimo colore, preferirò colori più caldi. Viceversa un asilo circondato dalla campagna o dal bosco, non lo assillerò con dell’altro verde. In una grigia città l’asilo sarà tutto a colori, e così via.

Per quanto riguarda i bambini della scuola elementare e media, ci sono altre esigenze e ci sono anche i colori adatti ad acuire le capacità intellettive, a favorire l’apprendimento, a fissare i concetti nella memoria; ci sono i colori che stimolano al rapporto con gli altri e fanno uscire dalla solitudine, ci sono i colori che calmano gli stress emotivi, ecc. Se ne potrebbe parlare a lungo…

E’ quindi basilare che prima di predisporre un progetto per l’arredamento e l’architettura d’interni  con applicazione di cromoterapia, il progettista deve fare un’accurata analisi dei luoghi, vedere i materiali a disposizione reperibili nella zona, registrare le esigenze maturate nel tempo da chi ha già vissuto e lavorato in quella determinata scuola (se si tratta di una ristrutturazione) ecc.

Quindi le regole di base sono suscettibili di risentire di diversi “correttivi” caso per caso. 

Qui ho voluto fare qualche cenno solo nella speranza di raccogliere l’attenzione su questo argomento “nuovo” e di stuzzicare la curiosità o meglio l’interesse di chi legge e nella speranza di un benevolo accoglimento, da parte degli organi preposti, delle istanze che derivano dalle nuove esigenze dell’abitare (in casa, in ufficio, nella scuola, nei luoghi di cura) .

Per quello che mi riguarda, sono convinta che le capacità professionali possano essere migliorate dalla “sensibilità” dell’architetto, dalla sua disponibilità di dare ascolto alle nuove esigenze psicologiche oltre che tecniche di una nuova utenza, e di saper dare voce alle nuove istanze con interventi progettuali corretti e soddisfacenti. La nuova utenza non ha bisogno più soltanto di luoghi del vivere comodi e funzionali, ma “a misura d’uomo”  in tutti i sensi , luoghi in cui si sta piacevolmente, luoghi comodi e rassicuranti , luoghi dove l’aggressività del mondo moderno non si manifesti più nella prepotente dominanza del cemento e dell’acciaio tutto a vista, ma dove questi materiali abbiano il posto giusto, perché la tecnologia moderna è una conquista imprescindibile,  ma la bellezza della natura con la pietra, con il legno, con le fibre, ecc. e soprattutto i colori più adatti nei diversi contesti, può fare la sua parte nell’aiutare l’essere umano a migliorare la qualità della sua vita.

Ora nella maggior parte dei progetti sia delle strutture pubbliche che private, finora l’attenzione ai colori non è andata oltre ai soliti standard cromatici previsti in capitolato; solo pochi progettisti ( e tutti al nord) hanno fatto ricorso  alla consulenza di uno studio di cromoterapia. D’altronde i cromoterapeuti finora non sono stati architetti, ma medici o comunque persone legate in qualche modo alla salute del cittadino. Per questo ,vista la passione per il colore che ho nutrito a livello istintivo fin da bambina, e visto che desideravo arricchire ed umanizzare la mia professione con un “quid” di nuovo e di utile, credo, per esigenze che nascono giorno dopo giorno, ho intrapreso gli studi di cromoterapia, conseguendo il diploma nell’estate del 2001, seguita, tra gli altri, da Michele Scapino, cromoterapeuta e consulente dell’Oranizzazione Mondiale della Sanità, che ha applicato la cromoterapia ,tra l’altro, nella Biblioteca Nazionale di Torino.

Anch’io, per quello che mi è possibile, spero di poter affiancare la cromoterapia al mio lavoro, convinta fermamente della ulteriore qualità e completezza progettuale, nonché dei risultati qualitativi dalla realizzazione dei progetti.